domenica 8 luglio 2012

Perché non scrivo.


Mi distendo a terra, sulla sabbia, col vento del mare che a intermittenza toglie la pressione dell'afa sulla pelle.
C'è un caldo terribile, che toglie il fiato persino a chi non smette mai di parlare.
Persino a me.

Adesso adorerei stendermi sul pavimento di mia Nonna.
Come quando ero bambino.
Prima faccia a terra, con la pancia  ed il petto nudi, che toccano quei lisci e freddi marmittoni di graniglia che non si scaldano mai.
Solo per poi potermi girare faccia al soffitto cercando un pò di fresco anche sulla schiena.
Per poter fissare il vecchio lampadario del salone con quelle sue braccia intarsiate e pacchiane che tengono dritte le lampade a punta che stanno di solito sul lampadario di tua nonna e che non fanno mai luce a sufficienza.
Credo sia uno dei lampadari più brutti che mi sia mai capitato di vedere, ma cosa non darei adesso per poterlo guardare pigramente.
Come quando ero bambino.

E'un pò che non scrivo.
Non l'ho fatto di proposito.
Il tempo vola e le cose a cui pensare aumentano come i buchi alla cintura.
L'estate rallenta gli eventi e dilata i pensieri.
Stanca gli ardori primaverili e ti prepara al freddo in arrivo.
L'estate non serve per quello che hai da fare ma per quello che deve arrivare
e forse,
ecco perché,
la voglia di scrivere è tornata.

Vista da qui, avrei preferito non fermarmi,
giuro.
Trovo utile scrivere.
Per tenere a bada il mio ego.
Per dare un senso alla marea di cose casuali che tendo a fare quando non scrivo.
Per esorcizzare quello che ho dentro, dicono gli psicologi.
Per esprimere quello che ho dentro, dicono gli artisti.
Per raccontare quello che vedo.

Di contro, trovo molto utile anche non scrivere.
Non scrivere per pensare a quello che ho da fare e scrivere per quello che deve arrivare.
Un po' come le stagioni.
Non scrivere è estivo.
Per non scrivere serve l'afa, me ne sono quasi convinto.

E allora, disteso sul pavimento di mia nonna, in cerca di fresco nella casa in cui sono cresciuto, pensavo:
A cosa avrei voluto fare.
A cosa avrei voluto prendere.
A cosa avrei voluto dare.
Disteso sul pavimento di mia nonna, in cerca di fresco nella casa in cui sono cresciuto, speravo.

Adesso, nel punto in cui mi stendevo per colpa del caldo, mia nonna, ci ha piazzato un bel tappeto persiano marrone, che fa pendant col lampadario e le foto in bianco e nero.

I tempi cambiano ed il tappeto persiano è sconsigliato per distendersi con questo caldo.
Adesso, con l'afa, mi toccherà trovarmi un posto tutto nuovo dove distendermi e sperare.

Ben Gibbard -When the sun goes down

When the sun goes down, down on your street
Oh, let me be the one you meet
In the lamplight hung when the night has just begun

And though you fear where shadows fall
There's nothing there to harm you at all
Uncover your eyes, presume uncertain skies

And rise, arise
Step into the night, it'll be alright

When the sun goes down, down on your street
And you're feeling strangely incomplete
Oh, please don't grieve for days that fell like leaves

Under a moon that hangs from silver strings
We know not what this darkness brings
The stars all gleam with possibilities

And rise, arise
Step into the night, it'll be alright

When the sun goes down, down on your street
Oh, let me be the one you meet
For I've waited years for you to return to me

So rise, arise
Step into the night
Yes rise, arise
And step into the night
Rise, arise
And step into the night, it'll be alright




1 commento:

  1. quello che pensavamo saremmo stati, quello che non siamo stati, quello che siamo, quello che saremo. per fortuna siamo ancora in tempo per fare nuove scelte. e per subire quelle degli altri, un po' come un tappeto persiano.

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