venerdì 24 dicembre 2010

Scegliere.

La vita è quel lasso di tempo che intercorre tra la nascita e la morte.
La percezione della qualità e della durata di una vita è direttamente connessa ad una serie di variabili che, sommate e sottratte, rendono una vita più o meno accettabile.

Steven Paul Smith era un ragazzo estremamente introverso.
Aveva un cuore così gonfio di emozioni che traboccavano in un imbuto stretto
e scappavano con violenza verso il mondo.
Qualcuno lo chiama soltanto talento.
Steven Paul Smith è un eroe romantico, come migliaia di giovani Werther prima e dopo di lui.
"Tutte le altre persone che conoscevamo non sembravano
forse scelte apposta dal destino per angosciare un cuore come il mio?".

A Steven Paul Smith venne riservata una vita particolare.
Una vita con troppa notte.
L'epilogo della sua esistenza fu il seguente.
Venne trovato morto in un parco della California, non ancora trentaquattrenne.
Causa del decesso, due pugnalate al cuore.

Il talento di Steven Paul Smith era cristallino.
Precario nelle note.
Obliquo ed intimo.
Un compositore unico.
Autodidatta. Praticamente, sempre e comunque se stesso. Senza uno schema logico capace di inquadrarlo.
Come pochi prima di lui usa , come un equilibrista ubriaco, le note che toccano i ricordi.
Quelle che tolgono l'attenzione da quello che vedi e la riportano a quello che già hai visto.

Diagonale e diretto, come un fendente al petto che evita la parata ed entra implacabile.
Ogni singolo suono esprime fame di sentimenti.
Ogni singola parola è quello che sarebbe potuto essere.

Dopo troppa notte, in un parco in California, come migliaia di giovani Werther prima e dopo
di lui, Steven Paul Smith, prese un pugnale e per due volte si trafisse il petto, per dimostrare,
come se una sola non bastasse ad uccidere uno che vuole morire, che ogni singolo suono composto,
ogni singola parola scritta, fossero solo fame di fine.
Precario nella vita.
Obliquo nella morte.
Dopo troppa notte aveva solo voglia di un'alba.
Scegliere.

Mario Monicelli fu il padre di un'innovazione culturale.
Come un moderno Socrate cambiò il proprio tempo.
Mario Monicelli era il proprio tempo.
Come nessuno prima di lui è lo specchio in cui, per settantacinque anni, si è guardata una nazione, semplicemente usando immagini, costumi e parole di un popolo intero.
Quelle storie che tolgono l'attenzione da quello che vedi e la riportano a quello che già hai visto.
Qualcuno li chiama soltanto maestri.
"Una vita senza ricerca non è degna di essere vissuta."

A Mario Monicelli venne riservata una vita particolare.
Una vita con troppo Giorno.
Ironico e personale, costruì un nuovo modo di leggere la poetica delle vicende umane della propria gente
Diretto e rapido come un corpo in corsa.
Autodidatta. Praticamente, sempre e comunque, se stesso. Senza uno schema logico capace di inquadrarlo.
Ogni singola immagine esprime fame di sentimenti.
Ogni singola immagine è quello che è stato.

Dopo troppo Giorno e dopo tanta vita, in un ospedale di Roma, all'età di novantacinque anni, come pochissimi vecchi Socrate prima e dopo di lui, Mario Monicelli, malato, salì su un terrazzo, per dimostrare, come tante storie raccontate e tante immagini e ricordi, fossero solo fame di una vita piena di ricerca, che prima o poi, non si può più avere.
Diretto e rapido, proprio come un corpo in corsa, inarrestabile, raggiunse il terreno.
Dopo troppo Giorno aveva solo voglia di Notte.
Scegliere.

La vita è quel lasso di tempo che intercorre tra la nascita e la morte.
La percezione della qualità e della durata di una vita è direttamente connessa ad una serie
di variabili che, sommate e sottratte, rendono una vita più o meno accettabile.
Il resto è Scegliere.


I'll fake it through the day with some help
From Johnny Walker Red
And the cold pain behind my eyes
That shoots back through my head

With two tickets torn in half
In a lot with nothing to do
But it's alright 'cause some enchanted night
I'll be with you

Tarot cards and the lines in my hand
Tell me I'm wrong but they're untrue

I got plans for both of us
That involve a trip out of town
To a place I've seen in a magazine
That you left lyin' around

I can't hold my liquor
But I keep a good attitude
'Cause it's alright, some enchanted night
I'll be with you

And though you'd rather see me gone
Than to see there come the day
I'll be waiting for you anyway

Next on the TV's flashing
Blue frames on the wall
It's a comedy from the '70s
With a lead no one recalls

He vanished into oblivion, it's easy to do
And I cried a sea when you talked to me
The day you said we were through

But it's alright, some enchanted night
I'll be with you